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Repubblica di VerandiaGovernoCorte costituzionaleArchivio
Senato della RepubblicaVI Legislatura 7 giugno 2028

Question time

Le interrogazioni a risposta immediata: un senatore chiede, il ministro risponde in Aula.

Guido Ferralba al ministro Pier Ferdinando Casini

«Ministro Casini, certamente le imprese di Verandia hanno sempre chiesto aiuto prima di andarsene, però con la competitività crollata al 27% e le aziende che minacciano di portare il lavoro oltre confine, le chiedo: il Governo ha intenzione di varare incentivi alla ricerca o una vera politica industriale, o aspetta che chiudano i capannoni del Levante prima di muovere un dito?»

Risponde il ministro Pier Ferdinando Casini

Onorevole, quel 27% di competitività non risulta dai dati di cui dispongo e non lo commento; i numeri certi sono una crescita dello 0,6% e una disoccupazione al 9,83%, troppo alta, e il Governo non aspetta che chiudano i capannoni del Levante. In questa legislatura ho già incontrato ad Andrasca le associazioni d'impresa e i grandi gruppi industriali, ottenendo la revoca dello sciopero, e oggi in Aula ci sono proposte concrete: la Rete Autostradale Nazionale e le disposizioni sulla certezza dei pagamenti alle imprese nei cantieri, che spero il Senato approvi. Sugli incentivi alla ricerca seguiremo la strada indicata dalla Corte nella sentenza n. 15: niente fondi improvvisati per decreto, ma un capitolo dedicato nella legge di bilancio, come vuole l'art. 59. Mi impegno a portarlo in quest'Aula con criteri generali, condizionati al mantenimento dell'occupazione sul territorio, perché chi prende un aiuto pubblico non può poi portare il lavoro oltre confine.

Kristo al ministro Pier Ferdinando Casini

«come intende riportare la fiducia dei mercati?»

Risponde il ministro Pier Ferdinando Casini

Onorevole, i mercati chiedono stabilità e conti credibili, e questo governo li sta dando: abbiamo la fiducia del Parlamento al 58%, una legge di bilancio in vigore e un debito al 115,6% del PIL che non intendiamo far salire di un punto, nel rispetto del pareggio di bilancio previsto dall'art. 89. Ho incontrato le associazioni d'impresa e i grandi gruppi industriali di Andrasca, e il messaggio è stato chiaro: senza pace sociale non c'è investimento. Per questo la priorità è chiudere la stagione dello sciopero generale e rimettere in moto la crescita, oggi ferma allo 0,6%. Il veicolo concreto sono i provvedimenti sui pagamenti certi alle imprese nei cantieri e sulla ripartenza delle reti irrigue, oggi all'esame dell'Aula. Non le darò numeri sullo spread che non ho: mi impegno a riferire a questa Camera, con il collega Morelli, un quadro aggiornato entro la prossima sessione di Question Time.

Cesare Grandi Meloni al ministro Andrea Morelli

«L'economia di sto paese è na merda, cosa farete prima di farci affondare le imprese?»

Risponde il ministro Andrea Morelli

Onorevole, i numeri non li nascondo: crescita allo 0,6%, disoccupazione all'11,15% e un debito al 115,6% del PIL non sono un Paese che affonda, ma nemmeno uno che può permettersi di stare fermo. Con l'inflazione a zero le imprese hanno costi stabili, e il Governo Kristo punta sulla liquidità: in Aula c'è il ddl sulla certezza dei pagamenti alle imprese nei cantieri e c'è il taglio del cuneo fiscale con la flat tax al 10% sui rinnovi contrattuali. Sono proposte che attendono il vostro voto alla prossima seduta. Chi dice di voler salvare le imprese ha l'occasione di votarle. Ogni euro avrà una copertura in un capitolo del bilancio approvato dal Senato, come prescrive l'art. 59, perché chi promette senza coprire la spesa le imprese le fa affondare davvero.

Dio di Verandia al ministro Kristo

«Ritirati»

Risponde il ministro Kristo

no

Dio di Verandia al ministro Marisa Vendrano

«Onorevole, qui la gente muore ogni giorno, non possiamo più permetterci che la gente VADA negli ospedali PRIVATI perché le FILE PER UNA MEDICAZIONE SUPERA I 6 MESI. La signora Vendrano, la Miss "Non è responsabilità mia fare ospedali" sta spostando il problema. È più importante la salute dei nostri cittadini, o la vostra economia bellica?»

Risponde il ministro Marisa Vendrano

Onorevole, la risposta è la salute, e lo metto a verbale: nella legge di bilancio non esiste una sola voce che sposti un euro dalla sanità agli armamenti, e il Fondo Armi per il Lavoro, il ddl022, è una proposta in attesa del voto d'aula, non una legge. Sui sei mesi per una medicazione non ho ancora un dato ufficiale: insieme al censimento dei presidi depositerò al Registro unico degli atti pubblici le liste d'attesa di ogni azienda sanitaria, con nome del direttore e data. Dove i tempi superano il limite, il cittadino sarà curato nel pubblico o a spese del pubblico, mai di tasca propria. Chi oggi, con il 15,9% di disoccupati, paga una clinica privata per una garza lo fa perché lo Stato ha smesso di esserci. Io non sposto il problema: firmo, e da oggi quella firma è agli atti.

Dio di Verandia al ministro Marisa Vendrano

«Come pensa lei, Ministro, a risolvere il problema della mancanza degli ospedali?»

Risponde il ministro Marisa Vendrano

Onorevole, non le leggerò cifre che oggi non ho: entro la prossima seduta depositerò al Registro unico degli atti pubblici, come vuole l'Art. 15, il censimento completo dei presidi chiusi e dei posti letto mancanti, provincia per provincia. La linea del governo è però già decisa. Il gettito della Tassa sui Grandi Patrimoni, che questa maggioranza ha voluto e che io difendo, deve finanziare la riapertura dei presidi, cominciando dalle Terre Interne, dove i mezzadri fanno ancora due ore di strada per un pronto soccorso: l'Art. 18 sull'equilibrio tra la Costa e le Terre Interne per me è un vincolo di spesa. Con una disoccupazione al 15,9% la sanità pubblica e universale è l'ultimo presidio dello Stato in molte valli, e non sarà il Ministero della Salute a pagare il conto dell'austerità.

Umberto Bossi al ministro Vladimir Il'Ic Uljanov

«questo governo ha creato forte sfiducia nelle istituzioni cosa avete intenzione di fare?»

Risponde il ministro Vladimir Il'Ic Uljanov

E' troppo presto per trarre conclusioni. Il Governo è insediato da pochi giorni e il tempo di manovra non è stato sufficiente. Torneremo al punto tra qualche mese.

Francesco Cossiga al ministro Iosif Vissarionovič Džugašvili

«Come ha intenzione di rispondere ai cittadini che richiedono l'abbassamento delle accise sulla benzina?»

Risponde il ministro Iosif Vissarionovič Džugašvili

Onorevole Cossiga, siamo già a lavoro per abbassarle in maniera definitiva.

La priorità è il benessere collettivo, le casse dello stato vengono dopo.

Matteo Vannacci al ministro Amalia Persegoni

«E con l’unione europea c’è un dialogo ?»

Risponde il ministro Amalia Persegoni

Onorevole, il dialogo con le istituzioni dell'Unione esiste, è continuo e — mi permetta la franchezza — è anche il più esigente che abbiamo, perché lì non si negozia con le parole ma con i registri. La legge Archivio Aperto, con il registro unico digitale e le copie estere, è stata letta dai nostri interlocutori come un segnale di serietà: è la ragione per cui ho potuto accettare l'audit semestrale sui fondi di garanzia nel protocollo con Kerentia senza che ci venisse imposto dall'esterno.

Sulla seconda tranche dei fondi per la transizione il dossier è nelle mani della parte tecnica e, come ho detto poco fa, non le darò una cifra finché non sarà protocollata. Quello che posso dirle è che i due nodi che ci vengono contestati sono noti a tutti in quest'Aula — il debito al 161% del PIL e la trasparenza sugli appalti portuali — e che chi pensa di poter trattare con l'Unione tenendo due registri, come si usa dire dalle nostre parti, scoprirà che ne leggono sempre il secondo.

Matteo Vannacci al ministro Amalia Persegoni

«Buon pomeriggio lei che prospettive ha per un dialogo con gli altri stati»

Risponde il ministro Amalia Persegoni

Onorevole, la ringrazio per una domanda che considero meno generica di quanto il tono cortese lasci supporre: le prospettive esistono e hanno già una forma scritta. Il protocollo triennale con Kerentia ci garantisce volumi di gas a prezzo indicizzato dal molo est di Porto Selvano e una quota di acciaio per i cantieri di Pordena, con un audit semestrale sui fondi di garanzia che ho accettato volentieri, perché un Paese con un debito al 161% del PIL e un'inflazione al 4,5% ha interesse a farsi guardare i conti prima che glieli guardino gli altri.

Sul contenzioso marittimo con la Repubblica di Orvassa il negoziato è aperto e conto di portare in Aula un testo entro la legislatura; sulla seconda tranche dei fondi per la transizione non le fornisco oggi una cifra, perché non ho ancora la comunicazione formale, e preferisco un silenzio esatto a un numero gentile. Mi impegno a riferire in Commissione l'importo e il calendario appena saranno protocollati.

Enrico Berlinguer al ministro Saverio Duconte

«Lei potrà pure parlare dei suoi 105 seggi su 120, ma nei sondaggi non arriva nemmeno al 15%. Il suo governo è estremamente impopolare e state coprendo il Ministro Ascani, si ricordi delle mie parole quando lo salverete in parlamento. Lei deve DIMETTERSI! Glielo chiedono i verandiani.»

Risponde il ministro Saverio Duconte

Onorevole, i sondaggi li ho letti anch'io: il mio partito sta al 7,4, il suo movimento non è che galleggi meglio — e il Partito Comunista Operaio col 15,7 per cento porta in Aula un seggio solo, perché la legge elettorale è quella dei resti alti che questo Parlamento si è votato. Le dimissioni non si danno a un sondaggio, si danno a un voto: l'Aula ha la mozione di sfiducia ddl005 già incardinata e la sfiducia individuale ddl007 che sta raccogliendo le cofirme — le firmi, le porti in aula, e io il giorno dopo batto le scarpe sulla soglia se i numeri ci sono.

Ma non dica che copriamo Ascani: il rinvio a giudizio l'ha disposto il giudice di Andrasca senza che da qui si muovesse una virgola, il voto sul ddl007 l'ho accettato **palese** — nessuno si nasconderà dietro la scheda — e la riorganizzazione delle deleghe della Difesa la deposito al registro unico, leggibile da lei come da chiunque. Mio padre diceva che il lupo si giudica dal gregge che resta, non dalle voci al mercato: lei voti, e poi contiamo.

Enrico Berlinguer al ministro Saverio Duconte

«Il suo governo è in crisi, i partiti che lo compongono fanno fatica ad arrivare al 15% nei sondaggi ed è ricoperto di scandali dalla mattina alla sera. Come fa ad andare avanti consapevole di essere un leader autoritario?»

Risponde il ministro Saverio Duconte

Onorevole, mio padre pastore diceva che chi conta le pecore del vicino non munge le proprie. Lei parla di crisi: la fiducia di questo Parlamento è al 67 per cento, e sono 105 seggi su 120 fra Unione Nazionale Verandiana e Fronte del Lavoro Democratico — lei quanti ne porta a casa? E quanto all'autoritarismo: un autoritario avrebbe insabbiato il fascicolo Terrealte, io invece ho accettato il **voto palese** sulla sfiducia individuale al Ministro Ascani, e ho lasciato che il registro unico digitale dell'Archivio Aperto incrociasse i conti — 214 milioni venuti fuori, non nascosti.

Gli scandali di cui parla li ha scoperti la legge che questo governo ha lasciato in vigore, non la sua indignazione: la magistratura lavora libera, il processo si farà dopo l'estate, e nessuno da qui ha alzato un dito. Io vado avanti perché ho ancora acqua da riportare ai fondi rustici e strade da fare nelle Terre Interne — quando l'Aula mi dirà di fermarmi, mi fermo lo stesso giorno, batto le scarpe sulla soglia e torno a Calmerio.

Vladimir Il'Ic Uljanov al ministro Gastone Rivalta

«Ministro Rivalta, ci spiega dal suo punto di vista il perché dei tagli sul lavoro e la giustizia, e lo stanziamento dei fondi maggiorati per la sicurezza?»

Risponde il ministro Gastone Rivalta

Onorevole, cominciamo dal numero che decide tutto: debito al 161% del PIL, inflazione al 4,5%, crescita allo 0,9%. Con questi tre numeri ogni euro che spendo oggi lo pago due volte domani in interessi, e la legge di bilancio — che ricordo è ancora in Aula, non approvata, lo spoglio è alla prossima seduta — non taglia il lavoro: taglia le voci di trasferimento discrezionale che negli ultimi anni hanno prodotto più sportelli che occupati, mentre la disoccupazione è rimasta al 10,1%.

Sulla Giustizia la riduzione è sulle spese di funzionamento e sulle consulenze esterne, non sugli organici né sulla magistratura, e su questo mi impegno a depositare la tabella analitica capitolo per capitolo prima del voto: se un solo euro tocca l'indipendenza dei giudici, lo ritiro io stesso. Sugli Interni l'aumento è ordine pubblico e gestione dello sciopero generale in corso, con tensione sociale al 89%: è una spesa di stabilità, e la stabilità è la prima voce del nostro spread.

E siccome qualcuno dirà che è una scelta ideologica: portatemi una proposta alternativa con le coperture indicate, non con gli aggettivi. Il mio obiettivo resta il 92% di debito in sei anni, e non lo raggiungo vendendo porti e reti a fondi esteri.